Il nostro Sindacato Datoriale FederPartiteIva assieme agli uffici di EB01 Ente Bilaterale e Organismo Paritetico – Altri Enti e Fondi augurano di trascorrere delle buone vacanze a tutte le imprese e a tutti i professionisti aderenti nonché a tutti i propri delegati e referenti territoriali.

Gli uffici di FederPartiteIva e di EB01 resteranno chiusi per ferie dal  agosto fino al 31 dello stesso mese.

È inaccettabile. È un comportamento che dovrebbe indignare, soprattutto coloro, quando parlano di tasse, reclamano equità, rigore e giustizia fiscale. È un fenomeno che continua a consumarsi ogni anno, silenziosamente. La denuncia è sollevata dalla CGIA di Mestre: i colossi del web continuano a macinare profitti miliardari “scaricando” sulle nostre piccole e medie imprese il peso fiscale che loro eludono in agilità. Molti di questi giganti continuano a spostare i propri profitti verso i Paesi a fiscalità di vantaggio, lasciando a bocca asciutta tanti paesi, come l’Italia, con una disinvoltura inaudita. E i numeri, quelli che nessuno dovrebbe ignorare, sono spietati. Mentre le imprese italiane – quelle che ogni mattina alzano le serrande, che assumono, che investono e che resistono – registrano un Tax Rate del 31,9 per cento, le prime 25 multinazionali del web presenti nel mondo, secondo i dati dell’Area Studi di Mediobanca, presentano un’aliquota fiscale media pari al 14,8 per cento e, vale a dire, praticamente meno della metà. Certo, qualcuno si affretterà a segnalare i limiti metodologici di questa comparazione e la mancanza di rigore scientifico. Giusto. Ma nessun aspetto tecnico può oscurare la sostanza di quello che emerge: anni di elusione sistematica hanno scavato un fossato enorme tra chi le tasse le paga e chi le aggira grazie a un sistema internazionale che non ha ancora trovato né la volontà né il coraggio di fermare queste operazioni discutibilissime.

  • Come funziona l’elusione fiscale

Spesso quando una multinazionale lavora in diversi Paesi incrementa “fittiziamente” i costi delle controllate in quelle nazioni dove il carico fiscale è elevato (come l’Italia o la Francia). Così facendo, abbassa gli utili, spostando la gran parte dei profitti nelle filiali ubicate nelle realtà (come i Paesi Bassi, l’Irlanda, il Lussemburgo, etc.) che presentano livelli di tassazione molto vantaggiosi. Grazie a questa operazione elusiva, la quasi totalità delle Big Companies dichiara una quota importante del loro utile totale nei Paesi dove si pagano pochissime tasse.

  • Il confronto

Nel 2024, ultimo dato disponibile, le prime 25 websoft presenti nel mondo hanno realizzato un utile ante imposte pari a 503 miliardi di euro, versando, complessivamente, 74,3 miliardi di euro di tasse. Pertanto, il tax rate è stato del 14,8 per cento. Le imprese italiane, invece, nel 2023 hanno realizzato un utile di 322 miliardi che ha determinato un versamento al nostro erario di 102,6 miliardi di euro di imposte, facendo così salire il tax rate al 32 per cento. Un’ aliquota fiscale più che doppia di quella toccata dai giganti mondiali del web.

  • Impossibile tassare le Big Tech a livello mondiale

Durante il G7 svoltosi in Canada nel giugno del 2025, gli Stati Uniti hanno chiesto e ottenuto un’esenzione fiscale a favore delle proprie grandi aziende, mettendo così a rischio anni di sforzi compiuti dai governi delle principali economie mondiali per introdurre una tassazione minima uniforme sulle multinazionali su scala globale. Il riferimento è alla Global Minimum Tax (Gmt), la tassa minima globale concepita per contrastare l’elusione fiscale messa in atto dalle grandi corporation che, operando in numerosi paesi tramite filiali/controllate, tendono a localizzare i propri profitti nelle giurisdizioni con il regime fiscale più vantaggioso. L’esenzione riguarda le imprese statunitensi — a partire dalle big tech, ma estendendosi a tutte le società americane coinvolte — vanificando così l’intesa faticosamente raggiunta nel 2021 dal G20, nella sua versione allargata a 147 paesi.

  • A rischio anche la Digital Service Tax europea

Tenendo presente che la maggior parte delle multinazionali mondiali ha sede negli Usa e in Cina, dopo che l’Amministrazione americana ha scongiurato l’ipotesi che l’Ocse estendesse la Gmt alle imprese a stelle e strisce e – ricordando – che quelle ubicate nell’Impero Celeste non sono aderenti a questa Organizzazione, la Gmt finirebbe di fatto per applicarsi solo, o quasi, alle big companies europee. Per questo l’UE sta lavorando all’introduzione di una Digital Service Tax (Dst) a livello continentale; provvedimento, quest’ultimo, duramente osteggiato nelle scorse settimane dal Presidente Trump, che ha minacciato, in caso di approvazione, di raddoppiare i dazi sui prodotti europei. Ricordiamo comunque che 8 paesi UE la applicano già, tra cui l’Italia, che incassa 455 milioni di euro l’anno.

  • Anche le nostre multinazionali sono in fuga dall’Italia

Non sono solo i colossi stranieri del web a godere della fiscalità di vantaggio offerta ancora oggi da diversi Paesi europei. Negli ultimi anni anche molti grandi gruppi italiani hanno spostato all’estero la sede legale o fiscale, talvolta limitandosi a una controllata. Meta preferita: i Paesi Bassi. Il motivo è duplice. Da un lato la legislazione societaria olandese è molto favorevole, perché consente agli azionisti storici di avere doppio voto in assemblea, un meccanismo che blinda l’azienda da eventuali scalate straniere. Dall’altro, ad Amsterdam il fisco riserva condizioni piuttosto generose alle grandi aziende disposte a trasferire lì la propria sede fiscale. Operazioni del tutto legittime, sul piano fiscale e societario. Ma con un effetto collaterale tutt’altro che neutro: si riduce la base imponibile in Italia, e a farne le spese sono soprattutto le piccole e piccolissime imprese che, a differenza dei grandi gruppi, non hanno certo la possibilità di fare le valigie e trasferirsi altrove.

  • In tutte le regioni, le imprese di questi territori hanno un Tax Rate superiore a quello delle big companies

Sebbene il risultato della comparazione che illustriamo più sotto risente di alcune “fragilità” riconducibili alla metodologia di calcolo adottata, l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre ipotizza che le imprese ubicate in tutte le regioni d’Italia presentano un Tax Rate nettamente superiore alle principali Big Tech presenti nel mondo. Con un banalissimo caso di scuola riusciamo a dimostrare come l’incidenza del carico fiscale sugli utili ante imposte delle nostre imprese ubicate in tutte le regioni sia più del doppio di quella in capo alle websoft monitorate in questa nota. Se, invece, misuriamo la differenza delle aliquote fiscali, il dato medio italiano (31,9) è di 17,1 punti superiore a quello dei giganti del web (14,8). A livello regionale, infine, il differenziale più elevato si registra nel Lazio che conta un’aliquota fiscale di 18,6 punti in più rispetto alla media delle prime 25 big tech. Seguono Friuli Venezia Giulia e Liguria entrambe con 18,1 punti in più, le Marche con +17,8 e la Campania con +17,5 (vedi Tab. 1 presente in calce all’articolo in questione presente sul sito internet della CGIA di Mestre).

 

Fonte: CGIA di Mestre

Come sappiamo è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge che ha convertito il “Decreto Primo Maggio” e, vale a dire, il Decreto Legge n. 62 del 2026.

Cosa sancisce questa nuova ed importantissima Legge?

Si stabilisce che il Legislatore (ossia la Politica) non ha preferito decidere con una propria Legge (ottima scelta per noi di FederPartiteIva) quale sia l’importo della retribuzione di ogni singolo lavoratore dipendente e ha ribadito che tale compito spetta sempre ed esclusivamente alla Contrattazione Collettiva, la quale è frutto delle relazioni che intercorrono quotidianamente tra le Organizzazioni Sindacali dei Lavoratori Dipendenti e i diversi Sindacati Datoriali.

Con tale provvedimento, l’articolo 36 della nostra Costituzione viene reso “tangibile” in quanto viene ancorato al parametro del T.E.C. (Trattamento Economico Complessivo) prodotto dai C.C.N.L. stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale.

Ma è davvero sufficiente che un CCNL stipulato dalle organizzazioni sindacali più rappresentative produca un salario dignitoso, ad esempio, per un operaio e/o un impiegato?

Sappiamo che non è così ed, infatti, ricordiamo un CCNL sulla Vigilanza Privata firmata dalla CGIL prevede un salario davvero misero per quei lavoratori a cui, purtroppo, è stato applicato quel contratto al momento dell’assunzione.

Per noi del sindacato datoriale FederPartiteIva la firma di un sindacato rappresentativo non garantisce in automatico un salario dignitoso e, pertanto, è necessario che si valorizzi il contenuto inserito in ogni CCNL, a prescindere dalla rappresentatività delle sigle sindacali che lo hanno redatto, sottoscritto e firmato.

Quindi, tale provvedimento normativo è condivisile nella parte in cui il Governo ha deciso di non intervenire nel campo delle relazioni sindacali, ma, allo stesso tempo, la Legge in questione non ha risolto il problema di fondo che attanaglia una buona parte dei lavoratori italiani.

Anzi, tale norma ha consolidato ufficialmente e, per legge, il sistema monopolistico gestito dalla Triplice Sindacale e, vale a dire, dalla CGIL, dalla CISL e dalla UIL e non promuove la “effettiva” libertà sindacale la quale, lo ricordiamo, è prevista dalla nostra Costituzione assieme alla libertà di associazione e alla libertà di creare partiti politici.

Sarebbe come dire che alle prossime elezioni politiche nazionali che si terranno nel 2027 possono partecipare soltanto i partiti politici presenti attualmente in Parlamento.

Ecco, questo il succo della nostra contestazione che il nostro Sindacato Datoriale rivolge all’opinione pubblica.

Cosa dovrebbe stabilire una “giusta” norma in merito al “giusto” salario?

Secondo noi, è urgente stabilire per legge che il salario “giusto” venga stabilito da quei Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro che prevedano un contenuto adeguato affinché si possano stabilire degli stipendi dignitosi e, per fare tutto questo, bisogna prevedere che siano preferiti quei CCNL che prevedono parametri economici e normativi migliori (ferie, permessi, orari di lavoro, licenziamento, dimissioni, etc.), senza prendere in considerazione il “vestito” del sindacato che lo firma.

Bisogna andare nella sostanza delle cose perché soltanto così, davvero, i lavoratori più poveri potranno ottenere condizioni migliorative sia sul piano economico e sia sul piano normativo.

Ed, infatti, sia la Sentenza n. 60 del 2026 emanata dalla Corte Costituzionale e sia le Sentenze n. 3204, 3209, 3476 e 4935 del 2026 emanate dal Consiglio di Stato hanno stabilito che negli appalti pubblici la procedura di redazione della “dichiarazione di equivalenza” tra il CCNL applicato dall’impresa e il CCNL scelto dalla Stazione Appaltante deve tener conto della parte normativa e di quella economica senza prevedere che il CCNL sia sottoscritto dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Il giorno 2 giugno 1946 gli Italiani si recano alle urne per scegliere tra la Monarchia e la Repubblica ed, infine, per eleggere i deputati all’Assemblea Costituente.

 

La Repubblica ottiene il 54,27% dei voti mentre la Monarchia ne ottiene il 45,73%.

 

Oggi è il compleanno della nostra Repubblica e, dunque, il nostro Sindacato Datoriale FederPartiteIva assieme a EB01 Ente Bilaterale e Organismo Paritetico – Altri Enti e Fondi augurano a tutti i cittadini italiani, e in particolare ai nostri iscritti imprenditori e professionisti, di trascorrere una buona Festa della Repubblica!

Di seguito, Vi riportiamo integralmente l’articolo del sindacato CONFINTESA (www.Confintesa.it) con cui il nostro Sindacato Datoriale FederPartiteIva si interfaccia costantemente.

 

La proposta di legge di CONFINTESA sulla certificazione pubblica dei CCNL — 12 articoli, 6 criteri oggettivi, registro con codice univoco — è stata depositata alla Camera il 15 aprile 2026. Un contributo tecnico al confronto che si apre nei prossimi mesi.

In queste ore il dibattito italiano sul lavoro ha messo al centro due parole: contratti pirata. Le stime dell’ufficio studi di Confcommercio indicano che nel solo terziario circa 154.000 lavoratori sono coperti da contratti sotto-standard, con perdite che possono arrivare a 8.000 euro annui e welfare azzerato. Il danno fiscale per lo Stato è valutato in 560 milioni di euro all’anno.
Sono dati che Confintesa condivide e che, del resto, documenta attraverso il lavoro del proprio Centro Studi. È positivo che il tema sia finalmente al centro dell’agenda pubblica, che il Governo abbia scelto di affidare alle parti sociali un percorso di confronto e che i sindacati datoriali e le confederazioni sindacali abbiano riconosciuto la necessità di un intervento condiviso.
Confintesa, in questo quadro, intende offrire un contributo tecnico. Il 15 aprile 2026 è stata depositata alla Camera dei deputati la proposta di legge sulla certificazione pubblica dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Il testo è il risultato di oltre un anno di lavoro del Centro Studi di Confintesa ed era già stato depositato al CNEL nel novembre 2025, poi trasmesso a tutti i gruppi parlamentari tra marzo e aprile.

UN METODO, NON UNA TESI
Il punto di partenza della proposta è tecnico, non ideologico. Un CCNL contiene decine di voci: minimi tabellari, scatti di anzianità, indennità, orario di lavoro, ferie, permessi, welfare sanitario, previdenza complementare, formazione, diritti sindacali, tutele normative. Due contratti possono apparire simili sulla carta e produrre, nella sostanza, trattamenti molto diversi. Senza uno strumento di comparazione strutturato, questa differenza resta invisibile — e il lavoratore, l’impresa che compete lealmente, la stazione appaltante non hanno modo di distinguere.
La proposta di legge risponde a questa esigenza con un impianto tecnico. Istituisce un’Autorità indipendente con il compito di certificare i CCNL sulla base di sei criteri oggettivi e misurabili (Art. 4): minimi retributivi conformi all’art. 36 della Costituzione, classificazione professionale coerente con il settore, orario di lavoro, welfare contrattuale, diritti sindacali, coerenza con il codice ATECO. I parametri sono verificabili con metodi standard. La sentenza n. 156/2025 della Corte Costituzionale, che ha censurato l’uso di criteri discrezionali nella classificazione dei contratti collettivi, indica la direzione.

IL REGISTRO PUBBLICO E IL CODICE UNIVOCO
L’articolo 5 della proposta istituisce un registro pubblico telematico dei CCNL certificati, con API aperte e un codice univoco obbligatorio nei flussi INPS-Uniemens. È una misura di trasparenza coerente con il percorso di recepimento della Direttiva UE sulla Trasparenza Salariale e con la piattaforma SIISL recentemente attivata dal Ministero del Lavoro. Il codice univoco rende tracciabile, contratto per contratto, cosa viene effettivamente applicato nei rapporti di lavoro.

APPALTI PUBBLICI E LIBERTÀ SINDACALE
Due articoli della proposta meritano attenzione perché toccano temi sensibili. L’Art. 8 stabilisce che negli appalti pubblici potranno essere applicati esclusivamente CCNL certificati: un’evoluzione coerente con l’Art. 11 del D.lgs. 36/2023 sull’equivalenza delle tutele, che supera l’attuale incertezza interpretativa. L’Art. 9 introduce il principio della delega universale: ogni lavoratore potrà scegliere liberamente a quale sindacato versare la quota associativa, indipendentemente dal CCNL applicato dal datore. È un principio di libertà sindacale che rafforza la pluralità della rappresentanza.

UN METODO GIÀ OPERATIVO

Il metodo che la proposta di legge intende rendere istituzionale è già operativo sul portale contrattipirata.it, dove sono pubblicate le schede comparative di oltre 20 contratti collettivi nazionali. Ogni scheda confronta il CCNL Confintesa con il contratto leader del settore su tutti i parametri previsti dall’Allegato I.01 al D.lgs. 36/2023. È un lavoro pubblico, replicabile, consultabile gratuitamente da chiunque — lavoratori, consulenti del lavoro, sindacati datoriali, parlamentari, giornalisti, mondo accademico.

Lo strumento tecnico non sostituisce il confronto politico tra le parti sociali. Lo supporta. Il semestre di negoziato che si apre ha di fronte una scelta di metodo: basare l’intesa su parametri verificabili oppure affidarla alla sola misurazione delle dimensioni organizzative. La proposta di legge e le schede di contrattipirata.it offrono un contributo alla prima strada.

IL MODELLO CONTRATTUALE CONFINTESA
La proposta di legge riflette ciò che Confintesa già fa nei propri contratti. I CCNL firmati da Confintesa prevedono strutturalmente la copertura sanitaria integrativa tramite una mutua qualificata e la previdenza complementare tramite ITAS Vita. Sono elementi di architettura contrattuale, non aggiunte opzionali.

AL FESTIVAL DEL LAVORO 2026
La proposta di legge sarà al centro del convegno «Salario giusto, contratto giusto: cosa serve alle imprese e ai lavoratori», promosso da Confintesa al Festival del Lavoro 2026 (Roma, La Nuvola, 23 maggio), con la partecipazione di parlamentari, giuristi e giornalisti. Confintesa sarà Main Sponsor del Festival con uno stand dedicato, che ospiterà un corner specifico su contrattipirata.it e sulle schede comparative dei CCNL.
Il Festival del Lavoro è il contesto giusto per questo confronto. I Consulenti del Lavoro sono i professionisti che, ogni giorno, applicano concretamente i contratti collettivi nelle buste paga. Dialogare con loro sui contenuti dei contratti — e sugli strumenti tecnici che ne rendono possibile la certificazione — significa radicare il dibattito nella realtà operativa del lavoro.

Il testo della proposta di legge e le schede comparative: www.contrattipirata.it/proposta-di-legge 
Analisi CCNL (oltre 20 settori): www.contrattipirata.it

Il nostro Sindacato Datoriale si ritiene soddisfatto del recente Decreto del 1° maggio denominato “Decreto Salario Giusto” ad eccezione del fatto che non si è ancora voluto scardinare il “perimetro sindacale” e, in parole povere, lo storico “oligopolio sindacale” che opprime la libertà sindacale il quale è composto dalla Triplice Sindacale e, vale a dire, le solite Organizzazioni Sindacali della CGIL, CISL e UIL le quali nutrono un perenne timore di gareggiare in “libera concorrenza” con diversi altri Sindacati maggiormente rappresentativi, come CONFINTESA, che sono molto presenti e influenti sia nella Pubblica Amministrazione che nel Privato Impiego.

A prescindere da quanto prima esposto, il nostro Sindacato Datoriale precisa che è stato redatto un ottimo Decreto il quale è teso sia a contribuire circa la lotta ai “contratti pirata”, creatori del cosiddetto fenomeno del “dumping contrattuale” che produce paghe irrisorie ai danni dei lavoratori dipendenti, – ed, infatti, anche i C.C.N.L. (Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro) stipulati da FederPartiteIva sono degni di essere considerati degli ottimi contratti se, nella sostanza, prevedono un T.E.C. (Trattamento Economico Complessivo) almeno pari a quello previsto dai Contratti denominati “Contratti Leader”e sia a salvaguardare la libertà sindacale e, dunque, con tale Decreto del Governo Italiano sarà sempre garantita la libertà di ogni Imprenditore e di ogni Professionista di poter scegliere liberamente il Sindacato Datoriale a cui affidare le proprie attività di assistenza sindacale.

Nella pratica, viene premiato il metodo della “equivalenza sostanziale” tramite cui è possibile confrontare il “contenuto economico” e il “contenuto normativo” di un qualsiasi CCNL non firmato dalla CGIL, CISL e UIL con quelli denominati “Contratti Leader” (ossia di quelli firmati dalla Triplice Sindacale) i quali sono così definiti, non perché prevedono migliori condizioni di favore per i lavoratori dipendenti, soltanto per prendere atto che sono firmati dai Sindacati storici e, cioè, da quelli nati già a partire dalla nascita della nostra Repubblica Italiana.

Inoltre, il “Decreto Salario Giusto” non introduce un “salario minimo legale” e, in tale maniera, evita che le retribuzioni scendano toccando questa ipotetica soglia minima di salario a danno dei prestatori di lavoro, mentre, introduce il concetto del “salario giusto” che va ad agganciarsi alla Contrattazione Collettiva di Qualità prodotta da quei Sindacati maggiormente virtuosi i quali, così facendo, saranno ritenuti responsabili e, quindi, si sentiranno spronati continuamente a fornire risposte sempre giuste, in base al momento storico che si vive, a tutti i lavoratori dipendenti e, in particolare, di quei lavoratori dei settori economici privati non coperti dai CCNL di qualità.

Una quotidiana responsabilità: oggi è la Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza nei luoghi di lavoro.

È necessaria un’autentica cultura della salute e sicurezza sul lavoro da diffondere quotidianamente anche in tutti gli ambiti della vita quotidiana e, dunque, non soltanto nei differenti luoghi di lavoro.

Riconosciamo – come misure valide introdotte dal Governo Meloni – sia l’introduzione della Patente a Crediti per il settore dell’edilizia (e per tutte quelle altre realtà produttive che operano in un qualsiasi cantiere temporaneo o mobile) introdotta nel 2024 e sia il nuovo Accordo Stato-Regioni del 2025 sulla materia in questione il quale intende sollecitare – in maniera incisiva con una ulteriore formazione ad hoc – ogni datore di lavoro e ciascun preposto e dirigente con poteri di responsabilità.

Infine, il nostro Sindacato Datoriale rinnova la richiesta di facilitare quanti più controlli possibili, chiaramente con l’aumento delle assunzioni di più Ispettori del Lavoro, oltre che l’introduzione di adeguate agevolazioni fiscali per le imprese e di più fondi per le iniziative incentrate sulla diffusione capillare della cultura della prevenzione dei pericoli che si annidano nei luoghi di lavoro, in particolare per quelli ad alto rischio come quello delle costruzioni, del settore chimico e delle attività produttive operanti nel comparto della salute.

Auguriamo a tutte le imprese e a tutti i professionisti nostri iscritti, oltre che a tutti i nostri referenti territoriali, una buona Festa della Liberazione in memoria dell’unione tra gli Italiani e gli Alleati (Stati Uniti d’Ameria e Inghilterra) nel nome della Libertà!

 

Invitiamo tutti a visitare i siti internet della F.I.V.L. (Federazione Italiana dei Volontari della Libertà), della F.I.A.P. (Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane), della A.N.P.C. (Associazione Nazionale Partigiani Cristiani), della A.N.C.F.A.R.G.L. (Associazione Nazionale Combattenti Forze Armate Regolari Guerra di Liberazione) e di tutte le altre appartenenti alla Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane le quali sono importanti organizzazioni partigiane che hanno contribuito significativamente alla Liberazione del nostro Paese e della nostra Nazione.

 

F.I.V.L. www.fivl.eu

F.I.A.P. www.fiapitalia.it

A.N.P.C. www.anpcnazionale.com

A.N.C.F.A.R.G.L. www.combattentiliberazione.it

Il nostro Sindacato Datoriale FederPartiteIva plaude all’istituzione della Giornata del Made in Italy fortemente voluta dall’attuale Governo Italiano e riportiamo, di seguito e al di sotto di una nostra grafica appositamente fatta realizzare dal nostro grafico, le parole del comunicato di oggi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che organizza tutte le iniziative in merito.

 

Il 15 aprile di ciascun anno si festeggia la Giornata nazionale del Made in Italy, dedicata alla promozione della creatività e dell’eccellenza italiana.

 

Nell’ambito della Giornata sono previsti eventi – presso le istituzioni, le scuole, le imprese – con l’obiettivo di:

  • riconoscere al Made in Italy il ruolo sociale e il contributo allo sviluppo economico e culturale del Paese, anche in relazione al suo patrimonio identitario;
  • responsabilizzare l’opinione pubblica per promuovere la tutela del valore e delle qualità peculiari delle opere e dei prodotti italiani;
  • sensibilizzare i giovani a scegliere le professioni artigianali e creative legate alle eccellenze delle nostre manifatture.

 

Perché il 15 aprile?

La Giornata nazionale del Made in Italy viene celebrata nel giorno dell’anniversario della nascita di Leonardo da Vinci, avvenuta il 15 aprile 1452.

La Giornata è stata istituita con la Legge Quadro sulla Tutela del Made in Italy.

Le modalità di presentazione delle candidature alla Giornata 2026 sono state definite con la circolare 30 ottobre 2025.

 

Ecco il link dello spot pubblicitario:

https://www.youtube.com/watch?v=8D4y6oK1Oms

Auguri di Buona Pasqua

alle Imprese e ai Professionisti aderenti al nostro Sindacato Datoriale e al nostro Ente Bilaterale

ed, infine, auguri a tutti i nostri Delegati e Dirigenti Territoriali.

Buone feste da “FederPartiteIva” e da “EB01 Ente Bilaterale e Organismo Paritetico – Altri Enti e Fondi”!!!