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Sono oramai diversi anni che si parla di salario minimo tra gli addetti ai lavori all’interno del mondo sindacale e del mondo del lavoro in generale ma, giornalisticamente parlando, stiamo assistendo in questi giorni ad un dibattito pubblico, riportato alla ribalta grazie alle TV nazionali, che è pieno di ipocrisia e che, pertanto, viene portato avanti soltanto per un tornaconto elettorale.

Quindi FederPartiteIva chiede alla politica tutta di approfondire la questione onde evitare di ritrovarsi a votare una legge inutile o, ancora peggio, una norma scritta male che al contrario aumenti delle “anomalie sociali e culturali” come è già accaduto, in buona parte, con la legge introduttiva del reddito di cittadinanza.

Il vero problema della questione del salario minimo è l’insopportabile “cuneo fiscale e contributivo” che è schizzato alle stelle da 30 anni a questa parte e che va urgentemente abbattuto in quanto ammonta al 60%, contro la media OCSE del 46,5%, del totale delle retribuzioni annue versate ai dipendenti privati (pari a circa 300 miliardi di euro) e, precisamente, lo Stato Italiano incassa quindi 180 miliardi di euro (90 miliardi dai dipendenti e 90 miliardi dalle imprese e dai professionisti) di cui 100 miliardi a titolo di contributi previdenziali e assistenziali e 80 miliardi a titolo di IRPEF.

Per noi di FederPartiteIva l’urgenza è quindi quella di dare finalmente respiro alle attività produttive perché soltanto così facendo si può vedere aumentare la “piena occupazione” poiché diversamente i lavoratori dipendenti tutti, in particolare coloro che non sono altamente specializzati, pagheranno amaramente l’introduzione nei luoghi di lavoro delle moderne macchine e dell’intelligenza artificiale.

Quest’ultimo fenomeno si fa sempre più compiuto anche se viene nascosto dalla politica che si ripara dietro la concessione di una “elemosina” e cioè dietro il reddito di cittadinanza e dietro il salario minimo.

Per il nostro sindacato datoriale FederPartiteIva la proposta di istituire una legge sul salario minimo è un atto di ipocrisia oltre che un insulto per la  nostra solida contrattazione collettiva perché tiene conto sia dei differenti costi della vita nei vari territori regionali e sia del tasso di produttività di ogni settore e comparto e perché da sempre i Giudici già prendono in considerazione i minimi salariali attraverso le tabelle retributive dei CCNL comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale per poter emettere al meglio le rispettive sentenze nelle vertenze di lavoro.

Inoltre, secondo il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (T.F.U.E.) il Parlamento Europeo non può intervenire sulle retribuzioni di ogni singolo Paese in quanto il potere d’acquisto, il livello generale dei salari, il costo del lavoro e il tasso di produttività variano in maniera molto marcata da nazione a nazione (ad esempio in Lussemburgo il salario minimo ammonta ad euro 2000 mentre in Bulgaria ad euro 300) e, pertanto, è impossibile stabilire un salario minimo che possa valere per tutti gli Stati membri senza creare evidenti squilibri interni.

Quindi per noi di FederPartiteIva una eventuale legge italiana sul salario minimo non potrà che agganciarsi sui minimi delle tabelle retributive dei CCNL comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale e, quindi, si capisce che tale proposta derivante da una parte della politica non è altro che una proposta inutile oltre che ipocrita.

Una legge sul salario minimo esiste già ed è l’articolo 36 della Costituzione Italiana che così recita: “Il lavoratore ha diritto ad una distribuzione proporzionale alla quantità e alla qualità del lavoro svolto e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

Quindi, nella pratica, nelle vertenze legali di lavoro si rispetta continuamente quanto stabilito dall’articolo 36 della nostra Costituzione a dimostrazione del fatto che il nostro sistema della contrattazione collettiva ha retto bene e continua a reggere altrettanto.

Proponiamo, noi di FederPartiteIva, che si proceda – in quanto oramai i datori di lavoro non sono in grado di riassorbire per via contrattuale questi aumenti degli stipendi – ad abbattere urgentemente il “cuneo fiscale e contributivo” perché, altrimenti, le imprese e i professionisti scaricheranno sui prezzi dei beni e servizi prodotti tali aumenti salariali provocando ulteriormente l’aumento dell’inflazione e quindi danni al nostro già fragilissimo sistema macro-economico.

Tutto questo è tristemente possibile che si verifichi in quanto sono circa 30 anni che le imposte e le tasse sui datori di lavoro sono cresciute, non solo per quanto riguarda i contratti di lavoro, e anche per le conseguenze che l’attuale guerra in Europa tra la Russia e l’Ucraina sta causando alla nostra economia senza dimenticare gli strascichi derivanti dall’emergenza sanitaria da Covid-19.

Proprio l’attuale scenario del conflitto tra Russia e l’Ucraina ha fatto salire l’inflazione e, a maggior ragione, è improponibile introdurre la scala mobile, come qualche sindacato dei lavoratori ha proposto in queste settimane, e anche a legiferare sul salario minimo in quanto è necessaria unicamente una contrattazione collettiva che va però supportata con un forte abbattimento della pressione fiscale sui redditi di lavoro sia a favore delle imprese e sui a favore dei dipendenti e, su questo fronte e in questo momento storico, l’unico attore a dover fare pienamente la propria parte e a dover fare allo stesso tempo la differenza, è il Governo Italiano che dovrà quindi procedere, con coraggio, per tagliare drasticamente il debito improduttivo e inefficiente del proprio apparato.

In merito al POS, già obbligatorio per le imprese e per i professionisti, sappiamo che dal 1° luglio 2022 sarà introdotta, con il Decreto Legge n° 36/2022 e ossia il cosiddetto “Decreto PNRR 2”, una sanzione pari ad euro 30 aumentata del 4% del valore della transazione rifiutata qualora non si accettano pagamenti con carta e con altre modalità tracciate.

Per la nostra organizzazione sindacale FederPartiteIva sarebbe opportuno concedere degli adeguati crediti d’imposta alle imprese e ai professionisti per compensare le notevoli commissioni applicate dalle banche e dagli istituti di pagamento in particolare per i micro e i piccoli acquisti.

E’ proprio sul fronte dei micro e piccoli acquisti che le imprese versano in uno stato di grave difficoltà in quanto le esose spese di commissione assorbono praticamente l’intero piccolo margine di guadagno e, pertanto, lo Stato Italiano dovrà far fronte nel risolvere una volta per tutte questa incresciosa e paradossale situazione anche stipulando un accordo di lunga durata con il mondo bancario.

Come sappiamo dal 1° gennaio di quest’anno, per effetto dell’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2022 (Legge n° 234 del 2021), anche i datori di lavoro con un solo dipendente potranno richiedere l’ammortizzatore sociale (se non rientrano nel campo di applicazione della “Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria” in sigla C.I.G.O.), con riferimento a tutte le diverse causali, qualora dimostrino di attraversare una particolare e grave situazione di difficoltà economica-finanziaria al di là della causale dovuta all’emergenza sanitaria.

Con la circolare n° 3 del 16 febbraio 2022 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali chiarisce che sarà possibile accedere in maniera semplificata agli ammortizzatori sociali e vale a dire presentando un’apposita istanza senza aver espletato, in maniera preventiva (e anche in via telematica), l’informazione e la consultazione con i sindacati come sancito dall’art. 14 del D.Lgs. n° 148/2015 ma semplicemente depositando una “relazione tecnica semplificata” che, facendo riferimento al fatto notorio della crisi pandemica in atto, indichi le ricadute negative, anche di natura temporanea, circa la situazione finanziaria del singolo datore di lavoro che determina le difficoltà le quali giustificano la richiesta del pagamento diretto.

Ciò sta a significare che l’informativa sindacale dovrà comunque essere conclusa e comunicata successivamente all’INPS che, pertanto, potrà richiedere in fase di istruttoria l’attestazione dell’avvenuto espletamento della comunicazione preventiva al fine di tutelare gli interessi dei lavoratori dipendenti.

Tale deroga sarà in vigore, unicamente per le domande pervenute dal 1° gennaio 2022, fino al 31 marzo di quest’anno il quale rappresenta la fine dell’emergenza sanitaria che stiamo attraversando.

Concludendo, ci teniamo a precisare che è obbligatorio, anche ai fini del rilascio del DURC, dal 1° gennaio 2022 il versamento della contribuzione mensile al FIS per tutte le imprese, anche quelle con un solo dipendente, ad eccezione per i settori dell’artigianato, delle professioni e del trasporto aereo in quanto in tali casistiche è necessario far confluire i versamenti mensili agli appositi “Fondi di Solidarietà Bilaterali” che non vanno confusi con gli “Enti Bilaterali”.

Il nostro sindacato datoriale rilancia le priorità per il nostro Paese affinché si innesti nel tessuto economico e sociale un’adeguata e profonda ripresa da agganciare possibilmente con il PNRR.
E’ necessario ribadire che per noi di FederPartiteIva si ritiene inopportuno parlare di “lotta all’evasione fiscale fine a sé stessa” come la panacea di tutti mali perché è sotto gli occhi di tutti che, da decenni e decenni a questa parte, il nostro sistema pubblico di riscossione dei tributi non è performante.
Anzi, constatiamo che si incassa pochissimo nonostante ci sia un’alta pressione fiscale abbinata ad una eccessiva burocrazia fatta da regole che cambiamo di continuo che spesso risultano poche chiare e che occupano più giornate di lavoro rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea.
L’evasione fiscale nel nostro Paese consta di 80 miliardi di lavoro sommerso che va ad aggiungersi alla parte sommersa proveniente dalla criminalità, di circa 20 milioni di cittadini in debito con l’Erario, del 50% dei debiti provenienti da ogni singolo cittadino che è pari a meno di mille euro.

Pertanto, FederPartiteIva auspica che la politica si faccia carico quanto di prima di costruire, avendo una visione d’insieme, un nuovo impianto fiscale “davvero giusto” per le imprese, per i professionisti e per le famiglie onde evitare in futuro di approvare ulteriori “condoni fiscali”. Tutto questo va per forza di cose abbinata ad un’autentica semplificazione della burocrazia e della “giungla” normativa.

Ancora, è necessario intervenire in maniera “strutturale” anche nel versante del mercato del lavoro ed, in primis, concentrandosi sulle “politiche attive del lavoro”, che per noi di FederPartiteIva andrebbero finanziate adeguatamente anche dal PNRR, sulla riforma degli ammortizzatori sociali al fine di introdurre un “unico ammortizzatore sociale” per le micro e piccole imprese, sulla riformulazione del “lavoro stagionale” e su un cospicuo abbattimento del “cuneo fiscale”.
Concludendo, per quanto concerne l’aspetto previdenziale del nostro Paese, è opportuno anche mettere mano sulle pensioni per attuare una giusta “riforma delle pensioni” e continuando a valorizzare la previdenza complementare.

Il nostro sindacato datoriale augura a tutte le imprese, a tutti i professionisti e a tutti cittadini e famiglie italiane una buona Festa della Repubblica Italiana auspicando che:
– si continui con l’ottima fase delle vaccinazioni;
– si introduca un adeguato “abbassamento” della pressione fiscale;
– si realizzi uno “snellimento” della burocrazia;
– si disegni una giustizia più “giusta” e “veloce”.
Un ringraziamento lo rivolgiamo al Presidente della Repubblica Mattarella.
Auguri a tutti!

Come sappiamo nel mese di febbraio di quest’anno è partito il semestre europeo sotto la guida del Portogallo del Consiglio dell’Unione Europea e della Commissione Europea che ha partorito il “Programma Horizon Europe 2021 – 2027” il quale, dopo una serie di incontri tra pubblico e privato, dovrà essere adeguato ai singoli programmi nazionali seguendo la direzione del Piano “Next Generation EU”.
Il Programma “Horizon Europe 2021 – 2027” si dota di un fondo che ammonta a 95,5 miliardi di euro e vale a dire il 24% in più rispetto a quanto stanziato con il precedente Programma “Horizon 2020”.
Oltre al presente Programma Horizon Europe ricordiamo che nel bilancio comunitario sono stati previsti ulteriori fondi per il settennio 2021 – 2027 i quali sono destinati per facilitare la ripresa economica dell’intera Comunità Europa. Oltre al Programma “Horizon Europe” gli altri programmi di incentivi sono: InvestEU dotato di 26,2 miliardi di euro, Europa Digitale dotato di 7,5 miliardi di euro, EU4Health dotato di 5,1 miliardi di euro, Europa Creativa dotato di 3 miliardi di euro e per finire Erasmus+ dotato di 26 miliardi di euro.
Tutti questi programmi inerenti per il settennio 2021 – 2027 si basano su sei priorità politiche che sono il “Green Deal europeo”, “Europa pronta per il digitale”, “Un’Europa più forte nel mondo”, “Promozione del nostro stile di vita europeo” e “Un nuovo slancio per la democrazia europea” e tali azioni sono tutte potenziate dal “Next Generation EU” il cui cardine principale è rappresentato dal programma del “Recovery and Resilience Facility” – comunemente denominato “Recovery Fund” – che ha disposizione 672,5 miliardi di euro.
Contando su tutte queste azioni e programmi comunitari è certamente fondamentale per le imprese rivolgersi a consulenti specializzati qualora non si posseggano le migliori conoscenze e competenze per ottenere i finanziamenti messi a disposizione dall’Unione Europea.

Il 25 aprile è la festa di tutti gli Italiani figli dei partigiani e figli dei sostenitori di questi che hanno combattuto il fascismo e il nazismo prima e successivamente anche tutte le altre forme di dittatura.

La nostra Repubblica è fondata su questi valori democratici condivisi da tutte le culture politiche (democristiana, socialista riformista, repubblicana e liberale) che vanno sempre difesi e coltivati perennemente.

Un ringraziamento lo rivolgiamo a
FIVL Federazione Italiana Volontari della Libertà – https://www.fivl.eu/
Federazione Italiana Associazioni Partigiane – http://www.fiapitalia.it/

Più di tutte, l’abbattimento incisivo della pressione fiscale è considerata da FederPartiteIva come la misura principale da prendere immediatamente in considerazione per salvare il nostro Paese.
Gli imprenditori e i professionisti hanno urgente necessità di ottenere un alleggerimento del carico fiscale in quanto è sotto gli occhi di tutti che, soltanto in tale maniera, avranno a disposizione una adeguata somma di denaro utile per ritornare ad investire perché sappiamo perfettamente che la banche non sono più proiettate verso le micro e piccole imprese e perché, soltanto attivando continui investimenti, che un’impresa oppure uno studio professionale può continuare a sopravvivere e allo stesso tempo pianificare futuri progetti di crescita e/o di rafforzamento economico e patrimoniale.

Una particolare nostra richiesta in tal senso riguarda l’abbassamento cospicuo del cuneo fiscale per le assunzioni delle donne che pagano il prezzo più alto del nostro sistema economico e sociale. Così facendo le imprese non saranno disincentivate a trovare una “soluzione” per licenziare donne in prossimità di gravidanze.
Ancora, per noi di FederPartiteIva sarebbe auspicabile che si abbattesse la pressione fiscale anche per le imprese neo-costituite da donne e dai giovani under 30.

Sarebbe opportuno, per queste ultime due casistiche, abbassare drasticamente le imposte previdenziali destinate all’INPS per i primi due anni e al massimo per i primi tre esercizi.
Cogliamo l’occasione noi di FederPartiteIva di riproporre a tutti i partiti politici presenti nel nostro Parlamento l’abolizione del “solve et repete” da quei processi tributari, avviati verso la controparte rappresentata dallo Stato Italiano, il quale è quel principio secondo cui un’impresa oppure un professionista oppure un singolo cittadino contribuente è obbligato prima a pagare un’imposta oppure una specifica tassa per poi procedere legalmente a richiedere un risarcimento per i danni subiti.

Ancora, sarebbe necessario sburocratizzare l’Apparato Statale rendendo possibile l’avviamento di un’attività produttiva in soli sette giorni lavorativi per il tramite di un meccanismo di silenzio-assenso e di autocertificazioni con l’intento di velocizzare i tempi delle autorizzazioni necessarie.

Infine, è chiaro che la politica si faccia carico – con l’introduzione di adeguate misure di politiche attive, di formazione continua e di prepensionamenti e con una riforma degli ammortizzatori sociali – anche della fase post-blocco dei licenziamenti che sarà operativo di certo fino al prossimo 31 marzo ad eccezione, si immagina, per il settore della ristorazione e del turismo che ha pagato e che sta ancora pagando il costo più alto.